Tour in Mongolia 1° parte

In Mongolia ho messo in pratica quello che stavo pensando da tempo: rallentare e spendere più tempo in un posto e vederlo meglio.

Così ho prolungato il visto di 15 giorni.

Il piano. raggiungere nell’ est un ragazzo spagnolo conosciuto a Irkutsk. Vedere il festival delle aquile, fare trekking sugli Altai tra i Kazachi, spostarci a nord, a est del lago Khovsgol per visitare, a cavallo, il popolo tsatan, allevatori di renne.

Il tutto senza agenzie usando i mezzi pubblici. Beh! E’ meglio dire gli stessi mezzi che usano i mongoli.

Comé andata?

Gli obiettivi sono stati raggiunti, ma viaggiare in Mongolia è lento, difficile e stancante: psicologicamente e fisicamente (le ginocchia ancora mi insultano).

Il tour è riassumibile così: 1 mese, 4 giorni nei monti Altai 2 di trekking; 4 giorni a cavallo nel nord.

In realtà il viaggio è stato molto di più.

Il viaggio è un’ esperienza complessiva che coinvolge il rappporto con noi stessi e con gli altri. Anche gli episodi negativi, diventando parte del bagaglio di viaggiatore, acquistano una valenza positiva.

Perchè così tanto tempo per così poco? Due i motivi principali: l’organizzazione avvenuta sul posto, quindi recupero di informazioni, contati e permessi. Il secondo: ti può capitare di metterci un giorno e mezzo per fare 240 chilometri.

Un mese è lungo da raccontare, quindi elencherò gli episodi salienti in ordine cronologico, sperando di dare un’idea di cosa significa viaggiare in Mongolia.

– acquisto biglietto per Arvaikheer, una signora tenta di acquistare il biglietto in contemporanea con me, uno mi respira sul collo, allontanato con il gomito.

– Incontro con prete italiano sull’ autobus, sembra gentile, parla il mongolo. Unico aiuto: acquisto di noodles al ristorante e passaggio in macchina di 1 km per arrivare nel centro di Arvaikeer. Tutto il resto solo parole.

– Incontro con ragazzi del Mongol Rally. Cinque team su tre macchine. Due macchine perse per strada. Sporchi, ustionati, visibilmente stanchi, ma felici, molto felici. Si vedeva che la vita non sarebbe più stata la stessa, qualsiasi cosa facessero prima.

– Arrivo di notte a Bayankongor, mi infilano su una macchina scassatissima, guidata da un pazzo. Mi lascia in un ristorante gestito da due signore ( le do mudande 🙂 ) dormo in una stanza nel retrobottega.

– La notte passa ascoltando un concerto di centinaia di cani che abbaiano incessantemente e per nulla, come quello che abbaia sotto la mia finestra dai vetri di nastro adesivo. Le signore lavorano parlano e ridono fino alla mattina. I clienti aprono la porta della mia stanza mentre dormo. Curiosano e ridono.

– Mi trovano un passaggio su un fuoristrada che beve più olio che gasolio. 840 km di autostop.

– Guadato un fiume, spazi sconfinati e deserti, neve sulla steppa, persi nella steppa. Aspettiamo il mattino per ritrovare l’ovest. Il mattino è nuvoloso, non si vede il sole. Un minivan ci indica la strada.

– Khovd: neve, incontro con Javi lo spagnolo, viaggieremo insieme da ora in avanti. I bambini per strada salutano in inglese.

– Troviamo la Jeep per Olgi e Schumacher. Tempo previsto 6 ore, tempo impiegato 4,5. Partiamo per ultimi, arriviamo per primi. Gli altri sono in dieci più l’autista, noi solo in sei più l’autista. Buon per Javi che è seduto su un ferro che sporge dal sedile (la strada non è asfaltata).

– Olgi: arrivo di notte, freddo intenso, albergo con bagno intasato nel corridoio, lo sarà sempre. Ogni tanto lo svuotano. Ogni sera al bar c’è qualche ubriaco.

– Olgi: stella rossa e busto di Lenin nella piazza. 80% sono Kazachi, le differenze si vedono nei lineamenti, quando li incroci: anche loro si spostano. Sono sensazioni non cambia molto, ma l’aria è diversa rispetto ad altri posti.

– L’ ufficio informazioni si propone come agenzia di viaggi. Alla fine è il più economico.

– Un personaggio su una Lada ci ferma. Ha una casa con una stanza per gli ospiti la chiama guesthouse, si offre di portarci sugli Altai, con la Lada. E’ il più economico ma rifiutiamo. Serviranno: le ridotte, le quattro ruote motrici, guaderemo due fiumi e cambieremo una gomma. Era una brava persona ma non sapeva a cosa andava incontro.

About waltersupertramp

Sono nato nel 1978 in provincia di Cremona. Nella vita si cambia, ma un aspetto di me non è mai cambiato: la voglia di scoprire cosa si nasconde dietro la prossima curva, dietro la collina, la linea d' alberi, oltre l' orizzonte. Molte sono le motivazioni che mi hanno spinto ad imboccare questa strada. Ma questa mia caratterisca è sicuramente alla base di tutto. Riflettendoci è la caratteristica che più sento mia.